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L’allenamento vibratorio di cui molto si parla ultimamente in realtà nasce da studi non recenti e che hanno trovato applicazione prima di arrivare al mondo del fitness, nel campo aerospaziale, nel campo medico e nel campo dell’attività sportiva agonistica. In campo aerospaziale e medico il suo utilizzo è focalizzato sul trattamento dell’osteoporosi sia negli astronauti causa assenza di gravità sia in soggetti affetti da tale patologia. 

Dal punto di vista fisiologico la struttura e lo sviluppo delle ossa hanno una base genetica. Mentre la massa, la densità e la forma sono rapportabili alla quantità e qualità di stimoli ricevuti (compressione, tensione e taglio). In mancanza di gravità o in caso di allettamento forzato l’osso interrompe la sua attività metabolica. L’allenamento vibratorio è utile soprattutto quando sono necessari degli impatti muscolari superiori, senza sovraccaricare le strutture articolari. Gli effetti positivi sono correlati sia allo stimolo osteo-articolare, sia alla stimolazione del sistema endocrino da parte del sistema propriocettivo. Inoltre gli studi dimostrano incrementi di GH e della BMD.

Per meglio comprendere come il meccanismo vibratorio possa incidere sulla contrazione muscolare bisogna chiarire alcuni concetti legati alla meccanica.


Quindi in definitiva la vibrazione di un corpo può essere definita come un movimento oscillatorio del corpo stesso all’interno di un sistema di riferimento determinato da tre parametri:

  • Frequenza: misurata in Hertz (Hz) rappresenta il numero di vibrazioni nell’unità di tempo (25Hz = 25 oscillazioni al secondo);
  • Ampiezza: misurata in mm, rappresenta l’altezza delle oscillazioni (da picco a picco); 
  • Accelerazione: misurata m/sec x sec è il rapporto tra la forza peso e la massa sottoposta a questa forza. 

Un elemento importante è lo “smorzamento”, ossia una resistenza interna che si oppone al movimento interno della struttura riducendo la sua energia. Dunque se applichiamo uno smorzatore C al sistema massa-molla assisteremo ad una riduzione progressiva dell’ampiezza dell’oscillazione fino al suo completo esaurimento. La frequenza in questo caso viene denominata frequenza naturale smorzata di oscillazione (fn).

Ogni parte del nostro organismo ha una frequenza propria, per cui anche le reazioni alle vibrazioni risultano differenti a seconda delle regioni interessate. Il fenomeno distruttivo della risonanza si verifica quando l’ampiezza delle oscillazioni forzate supera quella delle oscillazioni proprie degli organi interni o delle strutture anatomiche poiché la frequenza della forza applicata coincide con quella naturale del sistema.

La sollecitazione vibratoria è ritenuta dal corpo come un qualcosa di assolutamente non estraneo. Un esempio di questo adattamento ci è dato dalla locomozione. Nigg e Walking (2000), hanno determinato che l’impatto al suolo del tallone nella corsa produce vibrazioni meccaniche con frequenze tra i 10 e i 20 Hz.

In funzione degli effetti fisiopatologici sull’uomo le vibrazioni vengono suddivise in tre principali bande di frequenza:

  • 0-2 Hz oscillazioni a bassa frequenza, generate dai mezzi di trasporto ( mal di mare, mal d’auto );
  • 2-20 Hz oscillazioni a media frequenza, generate da macchine e impianti industriali;
  • > 20-30 Hz oscillazioni ad alta frequenza, generate un’ampia gamma di strumenti vibranti diffusi in ambito industriale.

Come afferma A.Stecchi “L’uomo avverte più le variazioni dello stimolo piuttosto che il suo perdurare”. Esistono due tipologie di vibrazioni a cui si espone l’uomo: The Whole Body Vibration ( WBV ), vibrazioni dell’intero corpo. Es: conduzione di un mezzo di trasporto o agricolo

Hand-Arm Vibration ( HAV ), vibrazioni del sistema mano braccio. Es: attrezzi lavorativi industriali o agricoli che generano vibrazioni attraverso gli arti superiori.

In relazione all’attività lavorativa sono state evidenziate 3 tipologie di problematiche legate ad alterazioni osteoarticolari, cardiovascolari e neuromuscolari.

Le prime riguardano i soggetti esposti a vibrazioni sull’intero corpo a basse frequenze (0-2 Hz) e medie frequenze (2-20 Hz ); oppure sottoposti ad alte frequenze con vibrazioni mano-braccio (30-800 Hz ). Le seconde in soggetti sottoposti a vibrazioni con frequenze elevate (40-300 Hz) e ampiezze ridotte 0,2-0,5 mm. Conseguente disturbo alla microcircolazione. Le ultime implicano un aumento del tono muscolare, di origine riflessa a livello spinale, correlazione tunnel carpale, alterazione riflessi spinali (tendine rotuleo).

Andiamo a elencare le modalità di somministrazione del meccanismo vibratorio:

  • WBV ( Whole Body Vibration ) Producono oscillazioni- basculanti o verticali
  • HAV ( Hand Arm Vibration ) Producono vibrazioni irradiate da mano e braccio
  • VM ( Vibratory Massage ) Vibrazioni orizzontali tra 5/60 Hz, ampiezza 1/12 mm e accelerazione tra i 15-20 g
  • VS ( Vibratory Stimulation ) Stimolo vibratorio locale attraverso elettromedicali a frequenze elevate (200 Hz)

Nel 1965 furono Hagbarth e Eklund a sancire come la vibrazione causasse una contrazione muscolare involontaria TVR (Tonic Vibration Reflex). Più ardi sarà Enoka a dimostrare come il TVR inneschi il circuito neurofisiologico del riflesso da stiramento. A differenza del riflesso da stiramento che attiva un circuito Monosinaptico, lo stimolo vibratorio innesca anche circuiti Polisinaptici (Enoka). Come abbiamo già detto la vibrazione stimola l’allungamento delle fibre muscolari attivando le afferenze fusali eccitatorie sui motoneuroni alfa che innervano lo stesso muscolo, il quale si contrappone allo stesso stimolo meccanico con una contrazione muscolare riflessa. Nel dettaglio vediamo il percorso neurale:

Invece il ruolo dell’Organo Tendineo del Golgi è quella di eseguire una contemporanea azione inibitoria dell’afferenza fusale sulla muscolatura antagonista tramite interneurone inibitorio. Si tratta di una afferenza che si oppone a quella dei fusi, ma con una soglia di attivazione più alta, per cui fin tanto che non ricevono la sufficiente quantità di stimolo, prevale sempre l’eccitazione dei fusi.

L’allenamento vibratorio si presenta come uno schema scarsamente dispendioso dal punto di vista energetico, ma molto impegnativo per quanto riguarda il sistema nervoso. Per tale motivo è indispensabile che i tempi di ripristino neuromuscolari siano rispettati. Per cui è consigliabile:

  • non vibrare più di 2-3 volte a settimana;
  • sospendere l’esposizione allo stimolo ogni 6-8 settimane per 14/15 giorni;
  • all’interno della seduta una serie non deve superare i 90 sec ed essere inferiore ai 15-20 sec.;
  • ogni seduta può includere da un minimo di 4/5 serie a un massimo di 10/12 serie in base a caratteristiche del soggetto (ampiezza, frequenza e durata);
  • la pausa tra le serie varia da 45 sec. a massimo 2-3 minuti;
  • a metà seduta è consigliabile fermarsi per 4-6 minuti.

Le condizioni croniche che non consentono di sottoporsi a stimolo vibratorio sono:

  • Problematiche a livello della retina
  • Gravi malattie vascolari e cardiovascolari in genere
  • Problemi alle corde vocali
  • Processi neoplastici (tumori)
  • Donne in gravidanza
  • Gravi forme di ernie
  • Epilessia
  • Presenza di pace maker, placche, chiodi
  • Spirali anticoncezionali
  • Intolleranza allo stimolo vibratorio

L’approccio iniziale al soggetto che si accinge a praticare un allenamento vibratorio dovrebbe prevedere:

  • Una visita medica approccio iniziale del soggetto allo stimolo vibratorio
  • Allo sguardo attento del trainer deve evidenziarsi l’adattabilità allo stimolo del soggetto
  • Iniziare con basse frequenze 25-30 Hz ed un ampiezza low 3-4 mm per una durata di 30 sec
  • Invitare il soggetto ad assumere un angolo interno al ginocchio di 120°
  • In caso di fastidio da parte del soggetto a scatola cranica, occhi o voce, far spostare il peso del soggetto sugli avampiedi o ridurre la frequenza oscillatoria
  • Una volta stabilita l’idonea condizione del soggetto si può stabilire il primo step di programmazione di 15 sedute

L’individuazione dei parametri più idonei è indubbiamente allo stato attuale l’argomentazione più dibattuta. Solo ipotesi sono emerse a riguardo. Il concetto della personalizzazione dell’allenamento entra prepotentemente anche in questa realtà. A voler considerare dei numeri considerando gli studi acquisiti la frequenza potrebbe aggirarsi tra 20-25 e 30-35 Hz. La frequenza naturale di un corpo dipende oltre che dalla sua massa dal suo grado di stiffness. Il livello di stiffness aumenta con l’allenamento aumentando di conseguenza la fn del sistema.

Di seguito vengono riportati alcuni casi studi atti a evidenziare il rapporto tra le vibrazioni e il sistema ormonale, cardiocircolatorio e le capacità motorie.

Molti autori hanno messo in evidenza che il mal di schiena è spesso causato da uno squilibrio propriocettivo della regione lombo-pelvica. In questo senso le vibrazioni possono:

  • Migliorare la sensibilità propriocettiva
  • Aumentare il senso di cinestesia 
  • Migliorare il tono posturale
  • Contribuire alla regressione delle patologie lombo-pelviche

A riprova di quanto affermato riportiamo un altro caso studio del 2005:

In conclusione, come afferma lo stesso Biscotti, l’utilizzo delle vibrazioni è giustificato nei piani di lavoro rivolti al miglioramento della funzionalità osteo-muscolo-articolare del paziente d’interesse geriatrico; quale terapia fisica d’elezione nel paziente osteoporotico; nell’atleta come metodo alternativo o complementare nei piani di lavoro diretti all’incremento delle caratteristiche di forza esplosiva; come terapia antalgica del chronic Lower backpain; come complemento nei piani riabilitativi e di lavoro in cui si richieda un ottimizzazione delle tecniche atte a ottenere un miglioramento dell’estensibilità del complesso muscolo-tendineo.


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Dott. Elia Zappia - Corso Vittorio Emanuele 2 10121 Torino - tel. +39 011 19708626 - fax. + 39 3493618720 - e-mail: elia.zappia@gmail.com - News

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